Respiro ritmato, il tempo è tenuto dalle bracciate, sinistra e fuori l’aria, destra e inspirazione. Avanti così, cinque, sei volte, o anche di più: oggi fino a dieci senza sosta. Si prende fiato e nel frattempo si fa fiato. I piedi vanno, finalmente, ad un ritmo decente, battono l’acqua quasi per tutte e dieci le vasche senza sosta, cosa impensabile un mese fa.
E gli occhialini si appannano, maledetti occhialini.
Metti dentro alle lenti un po’ d’acqua, così non si appannano più, ma stai attento a non mettercene troppa, perché altrimenti darà fastidio agli occhi. Giù, di nuovo con la testa sotto l’acqua, avanti e indietro, si cambia stile ma non ci si ferma. Altre dieci vasche.
Occhialini di nuovo appannati, maledetti occhialini.
Scuoti la testa per muovere l’acqua dentro gli occhialini. Da fuori sembrerai un idiota, ma almeno ci vedrai bene. Non si è mai visto qualcuno che nuota in stile rana che ogni quattro o cinque bracciate scuote la testa, ma non fa niente, è il prezzo da pagare per vederci bene. Inspirazione, espirazione, non si fatica come con lo stile libero, ma si fanno i pettorali, e muovi il braccio sinistro, operato più di dieci anni fa e mai recuperato completamente, che non è mai una brutta cosa.
Ancora gli occhialini appannati, maledetti occhialini.
Scuoti la testa ancora, diamine non così forte! Ecco, ora devi fermarti perché hai troppa acqua negli occhialini e ti danno fastidio gli occhi. Una breve pausa e si ricomincia.
Occhialini appannati, maledetti occhialini.
Scuoti la testa. Cavolo hai messo troppa poca acqua, non basta. Ok, resisti, fai queste due vasche, torna al lato della piscina dove si tocca e ricomincia.
Doccia veloce, per scaldarsi più che per lavarsi, che tanto l’acqua della doccia sembra essere la stessa della piscina, quindi il cloro rimane. Via, in macchina ancora leggermente umido, fuori c’è il sole, sali in macchina, accendi il motore e torna a casa. Metti gli occhiali, troppo sole.
Occhiali appannati. Maledetti occhiali.