Manifestazione antirazzista su facebook
Lo status per oggi, per chi aderisce alla manifestazione è questo:
DIVERSO…PERCHE’? STRANIERO…DOVE? ALTRO…QUANDO? Siamo tutti parte del medesimo respiro. Smettiamo di accettare, per ignavia, l’esclusione e l’invenzione di nuove differenze. Non respingere, Accogli!
No R.D. DAY Milano 6 marzo 2010 ore 14.oo NO RAZZISMO! NO OMOFOBIA! NO XENOFOBIA!
Io aderisco, ma voglio farlo con un post sul mio blog, per dare un pochino più di respiro ai miei pensieri e anche per spiegare il perché io voglia aderire a questa (in?)utile manifestazione. Aderisco perché molte persone che ho come contatti su facebook la pensano in maniera diversa da me, e questo è un modo per comunicare il mio punto di vista a molti, anche al di fuori del social network (visto che lo pubblico sul mio blog). Non credo che riuscirò a spiegare meglio di quanto io abbia già fatto qui il mio pensiero, riguardo al razzismo. Nonostante quello che inneggia lo status suggerito dai fondatori di questa iniziativa, io non posso dirmi “non xenofobo”, perché in effetti ho paura – o almeno diffidenza – di chi sembra diverso da me, vuoi per lo stile di vita, vuoi per il suo atteggiamento, vuoi perché semplicemente ha poca igiene. Però questa, come ho già detto, è una condizione transitoria che svanisce con la conoscenza dell’individuo o del gruppo: conoscendo non si è più xenofobi, si è certi di essersi sbagliati oppure si è certi che si deve stare attenti a certe persone, niente più “impressioni a pelle”.
Però esistono troppe persone che sono convinte che la rovina dell’Italia sia da imputare a chi non è “come noi”. Io vorrei chiedere a queste persone: esattamente, che cosa vuol dire essere “come noi”? Avere la pelle bianca? Ok, perfetto, allora distinguiamo i bianchi dai non bianchi. Gli italiani possono solo essere bianchi (come dicono i cori allo stadio contro Balotelli). Quindi nessuno vieta ad un bianco di mettersi un orecchino al naso, questo non lo rende diverso da noi, giusto? Oppure prendiamo Mario Rossi, nato a Modena. Italianissimo, bianco. A 25 anni decide che il cristianesimo non gli piace più e si converte all’Islam. Ora non è più italiano? Deve “tornare a casa sua” a pregare come si deve per il suo credo? Magari fino a poco tempo prima aveva una compagnia che nemmeno andava in chiesa, ma nessuno per questo la criticava. Ora che vuole pregare (prega Maometto, ma che differenza fa?) è evitato e visto come “diverso” perché non cristiano.
Per favore, qualcuno mi dia una definizione di “come noi”. Stefano Bianchi, di Roma, bianco, cristiano, alto un metro e quarantotto centimetri. E’ “come noi”? Alexander Nikolosvich, nato a Napoli, bianco, cristiano, biondo, è “come noi”?
E’ questo che non capisco. Cosa rende una persona “come noi”? Arriva un Mario Balotelli qualunque, nome e nascita italiane, che però è “negro”, e per questo non può essere italiano. L’italiano standard qual’è? E quante differenze ci devono essere tra l’uomo reale e l’italiano standard per poter essere ancora definiti “come noi”?
Io davvero, non riesco a capirlo. Qualcuno mi spieghi, perché su questa cosa io ho la mente troppo chiusa, non riesco ad essere “come voi”.
Censure preventive contro l’ansia
No, non parlo di politica, ma di una discussione che ho sentito tempo fa riguardo al film “2012″, in cui si prospetta la fine del mondo. Io il film ancora non l’ho visto, forse lo noleggerò più avanti, ma non ne ho letto granché bene, però qualcuno che l’ha visto c’è e esprime giudizi tipo “Mi ha messo ansia, mi sono preoccupata davvero! Se fosse per me io questi film li vieterei, preoccupano la gente”. A questa signora io non ho detto nulla, non stava parlando con me e mi stava anche discretamente lontana, ma in qualche modo va avvertita di una cosa: signora, 2012 è un film, è una finzione, è una storia inventata. Qualunque cosa possa aver detto Giacobbo poi rimangiandosela, signora mia, quella del 2012 è una bufala e quello che ha visto in quel film è meno probabile di quello che si è visto in Armageddon o in Deep Impact, che sono comunque finzioni. L’idea stessa poi di vietare un genere cinematografico solo perché “fa ansia” a qualcuno, beh, mi sembra assurda. Signora, quando avevo 4 anni mia nonna mi fece vedere Lo squalo di Steven Spielberg e già allora mi disse “Giuliano, guarda che è tutto finto, sono attori che fanno finta di farsi male, non succede davvero”. Ebbi paura, certo, ma non ebbi mai nemmeno un incubo dovuto a quel film. E se ce l’ho fatta io a 4 anni potrebbe farcela pure lei, impegnandosi.
Per mio figlio?!?
Tempo fa, in una radio locale, passarono la sigla di Goldrake, Ufo robot, su richiesta di un ascoltatore. Mi ha colpito molto quello che quell’ascoltatore disse: “Vorrei che faceste sentire la sigla di Goldrake, mio figlio di 5 anni mi ha chiesto di telefonare”. Il figlio di 5 anni chiede al padre “Papà mi fai sentire la sigla di Goldrake alla radio?”. Il figlio di 5 anni. Goldrake. Sigla. Non so se vi rendete conto dell’assurdità della cosa. Prima di tutto viviamo in un mondo dominato dalla Mediaset in cui le sigle dei cartoni animati vengono martoriate, modificate e tagliate fino quasi ad eliminarle completamente. I bambini di oggi non conoscono le sigle. Poi Goldrake saranno 20 anni che non viene più trasmesso. Certo, è sempre possibile che il genitore in questione abbia il disco 33 giri delle sigle e lo ascolti, ma in quel caso il figlio avrebbe benissimo potuto chiedere, allo stesso modo “Papà, mi fai sentire Wish you were here dei Pink Floyd alla radio?”. Ce lo vedete un bimbo così? No mio caro, ti sei giocata la carta del figlio ma non mi freghi, quella era una tua richiesta secondo i tuoi gusti e i tuoi ricordi. Tuo figlio non avrebbe mai chiesto una cosa del genere, perché vuoi nascondere la tua nostalgia? Anche io ne ho molta, talmente tanta che i cartoni li guardo ancora ora, e mi dispiace per le bassezze che le varie televisioni fanno alle sigle, a veder cominciare un cartone senza sigla mi piange il cuore.