Xenofobia e razzismo: come guardare uomini e cani

A Roma ho un bellissimo Labrador Retriever di nome Akela, gli ho insegnato mille giochetti e quando lo vedo spesso facciamo anche la lotta (l’ultima volta che l’ho visto mi ha squarciato un pollice, ma bonariamente :lol:). Non è capace a non tirare quando passeggia, ma per il resto è un ottimo cane. Il cane l’ho scelto io, è un Labrador perché è più nei miei gusti, un cane troppo grande, soprattutto per via dei miei cuginetti, non sarebbe stato adatto, viceversa un cane piccolo non mi avrebbe fatto compagnia come volevo io. Inoltre alcune razze di cane medio proprio non mi piacciono: il Golden ha troppi peli (anche se ha un’eleganza fuori dal comune), il Dalmata non mi è mai piaciuto, e un meticcio beh… sì, si può prendere in canile, è intelligente, sveglio e affettuoso come un qualunque altro cane, ma non mi piaceva. Così, capitata l’occasione, ho deciso che un Labrador sarebbe andato benissimo.

Eh sì, devo ammeterlo: quando si parla di cani, sono razzista. Alcune razze mi piacciono più di altre, alcune razze non mi piacciono affatto, altre razze le adoro e se potessi ne farei un allevamento.

D’altronde, ha senso parlare di razzismo quando esiste la distinzione in razze. Quando questa distinzione non c’è, il razzista è solo un ignorante che non riesce a guardare al di là del proprio orticello. Non c’è bisogno di cercare lo straniero, per questi ignoranti: basta guardare in un’altra città, in un altro quartiere… in un altro appartamento! Inutile nasconderlo: altruismo (non inteso come beneficenza verso il prossimo, ma solo come capacità di guardare gli altri come se stessi) e razzismo sono agli antipodi: non si può definire una persona razzista se tutto gli è dovuto ed esiste solo lui, in famiglia, nel condominio e nel lavoro, ma basta guardare cosa pensa di chi non è della sua città per farsi un’idea.

La razza è una classificazione in base a caratteristiche comuni a un certo gruppo di individui. Così abbiamo il Labrador Retriever: tutti i Labrador hanno la coda lunga e pelosa, pelo medio, orecchie abbassate e larghe, alcuni tipi di colore del manto, altezza e peso entro certi limiti, guance penzolanti che coprono i denti e via dicendo. Ma per gli esseri umani queste distinzioni non ci sono. Prendiamo il carattere più evidente: colore della pelle. Di neri ce ne sono di tutte le stature, con forme degli occhi diversi, con forme del naso diverse, con corporatura diversa (pensare di mettere un aborigeno australiano con un centrafricano o con un brasiliano non ha senso). Stessa cosa di chi ha gli occhi a mandorla: vogliamo mettere insieme i cinesi con i giapponesi? I primi alti, i secondi difficilmente sopra il metro e settanta. Non esistono una serie di caratteristiche comuni a tutti che possano dividere in razze il genere umano, senza considerare che la differenza genetica tra un giapponese e uno svedese è paragonabile a quella tra un francese e un tedesco. Insomma, come detto prima, il razzista è solo un ignorante.

Diverso, anche se ormai è usato alla stessa stregua, il caso della xenofobia. Xenofobia è una parola che indica la paura del diverso. E in questa categoria mi ci metto anche io. E non c’è bisogno che sia etnicamente diverso: passeggiando in strada diffido di chi va in giro con una maglietta bianca sporca di sugo e spettinato (cosa che potrebbe benissimo capitarmi, conoscendomi), indipendentemente dalla sua origine. Sarà che sono cresciuto a pane e Studio Aperto per anni, ma la campagna del terrore dei media degli ultimi tempi ha fatto sì che io fossi diffidente riguardo praticamente chiunque fosse un minimo sospetto. Però non mi sento razzista, non ho voglia ch i rumeni facciano le valige e se ne tornino a casa, non ho desiderio che le mie strade siano più pulite. Certo, sarebbe interessante cominciare a vedere a Roma gli spazzini con gli aspirapolvere che ho visto a Londra, ma non ho voglia che chiudano i Kebab, che i cinesi se ne restino in Cina e che gli indiani la smettano di andare in giro col turbante. Sono più preoccupato da un gruppo di ragazzi all’apparenza sballati ma brescianissimi piuttosto che dal nonno indiano col turbante che passeggia col nipote, perché per me sono più xeno gli sballati, che nonno e nipote che passeggiano.

Inoltre basta avere un po’ di curiosità: questa è la pagina di wikipedia inglese sulla cultura romena, e basta dargli un’occhiata per rendersi conto che il loro retaggio culturale non ha niente da invidiare al nostro: hanno artisti, scienziati, folklore locale, religioni importanti, musicisti, cuochi… e allora perché non vanno bene? La mia teoria è che l’italiano medio è abituato a trovare il cavillo che può aiutarlo, l’italiano medio è furbo (lasciamo da parte il fatto che con la furbizia italiana il paese va a rotoli), e spesso anche i romeni si comportano così. Ecco allora che il razzismo contro i romeni è dato dalla nostra abitudine: sappiamo che il prossimo vuole fregarci di default, e siccome i romeni effettivamente ci provano sono l’ideale per il nostro astio: sono come noi ma sono stranieri.

La differenza tra xenofobia e razzismo è la cultura: la prima sparisce dopo aver conosciuto l’individuo di cui si ha paura (se non ce n’è effettivamente bisogno, ovviamente), la seconda è idiozia pura, se rapportata agli esseri umani, ragionevole per i cani (o i gatti, i cavalli, le mucche… qualunque animale che sia diviso in razze)

5 commenti

  1. Susy:

    Questo post mi è piaciuto tantissimo.
    Davvero tanto tanto.
    E ammiro il tuo coraggio e la tua curiosità.
    Sei grande!

  2. Bruce Lee:

    Quando si parla di questo tema, cito sempre la frase che sentii pronunciare da Rita Levi Montalcini: “Non esistono le razze, esistono i razzisti”. A me sinceramente preoccupa questo razzismo e xenofobia dilagante. Non senti minacciata la mia sicurezza se ci sono stranieri presenti nella mia città. Non sento minacciate le tradizioni culturali del mio paese se le città si stanno riempendo di negozi e ristoranti cinesi o se nelle rosticcerie si trova più kebab che pollo arrosto o se una buona parte dei muratori sono rumeni o africani. Se il problema sicurezza esiste, non è legato a questa o quella etnia, giacché i reati li commettono anche gli italiani. Come sempre, per convenienze politiche, amplificare il razzismo e la xonofobia può tornar comodo, ma sinceramente non approvo certi comportamenti di chi ci governa: che fine sta facendo la solidarietà? Mi è piaciuto molto il tuo post e condivido gran parte delle cose che hai scritto.

  3. Giuliano:

    @Susy: grazie, grazie, troppo buona (ovviamente il mio ego sale ancora, ne sei consapevole?)

    @Bruce: sono semplicemente convinto che tu non debba essere necessariamente un rumeno o un albanese per voler svaligiare una villa. Magari i criminali avessero uno stato loro… Per quanto riguarda la solidarietà beh, credo si sia persa da qualche parte tra “via lega” e “corso forza italia”. Chissà se qualcuno riuscirà a trovarla

  4. giulia:

    sempre impegnatissimo
    toc toc

  5. Firewalker » Blog Archive » Alcune cose non le capisco:

    [...] Perché esistono persone capaci di odiare profondamente chi abbandona un cane, al punto da volerlo punire con la galera (o peggio), e poi le stesse persone si dimostrano razzisti della peggiore specie (razzisti umani ovviamente, non ci sarebbe niente di male ad esserlo per i cani, come ho spiegato qui)? [...]

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